Parrocchia di San Bartolomeo in Pantano - Pistoia


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La Nostra Storia

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La chiesa di San Bartolomeo in Pantano fu edificata insieme al monastero verso la metà dell'VIII secolo, dal longobardo Gaidoaldo, archiatra dei re Desiderio e Adelchi.

Alla metà del XII secolo l’edificio venne rinnovato ed ampliato, suddividendolo in tre navate e dotandolo dell'abside a due ordini di monofore.

La denominazione "in Pantano" fa pensare alla zona paludosa su cui sorse il complesso abbaziale. Tuttavia è maggiormente verosimile che tale denominazione derivi da un’antica porta cittadina, Porta Pandana, che si apriva sulla pianura circostante.

Diverse famiglie monastiche si alternarono nel complesso abbaziale. I Benedettini fino al 1443, i Canonici Regolari Lateranensi fino al 1778 e i Vallombrosani della Chiesa di San Michele in Forcole fino al 1810.

Da questa data la Parrocchia di San Bartolomeo, a cui furono aggregati i territori delle soppresse parrocchie di Santa Liberata, di S.Leonardo e di S. Marco, fu affidata al clero secolare.

La chiesa e parte del complesso monastico costituiscono ancora oggi il centro della vita parrocchiale.

Ai Canonici Lateranensi dell'Ordine di Sant'Agostino si deve l'introduzione dell'usanza di praticare nel giorno della festa del santo titolare, il 24 agosto, un’unzione sulla fronte dei bambini come segno di amorevole protezione divina.

In tale occasione, sulle bancarelle che affollano la piazza antistante la chiesa, si vendono dei dolci tipici, chiamati "corone di San Bartolomeo", fatti a forma di collana con grani di pasta frolla e un grosso medaglione al centro.

Con l’inizio nel pomeriggio del 23 agosto, la Festa di San Bartolomeo è la più popolare della città e richiama migliaia di persone anche dalle città vicine.

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